Con questo articolo vogliamo condividere, in modo sintetico e pratico, i principali ambiti di applicazione della metodologia georadar, illustrando i casi in cui il suo utilizzo può rivelarsi particolarmente utile per i tuoi progetti.
L’obiettivo è offrire ai membri della nostra Community uno strumento pratico che consenta di riconoscere le situazioni in cui un’indagine georadar può rispondere alle proprie esigenze conoscitive del sottosuolo.
Le tre sezioni che seguono offrono una panoramica delle principali applicazioni, evidenziando quando questa tecnologia rappresenta la soluzione più adatta e quando, invece, è opportuno integrarla con altre tecniche per un quadro più affidabile.
Un aspetto fondamentale prima di iniziare
La profondità di indagine del georadar, nei casi qui considerati, è indicativamente limitata a circa 3 metri dal piano campagna (p.c.). Tale valore è un limite operativo significativo, sebbene la profondità effettiva dipenda dalle caratteristiche del terreno e dalle frequenze utilizzate. Un aspetto cruciale da valutare nella scelta della tecnica.
Ricerca di sottoservizi

La ricerca dei sottoservizi rappresenta uno degli ambiti di applicazione più frequenti e consolidati della tecnologia georadar. Questo è dovuto a diversi fattori: innanzitutto, le reti di sottoservizi si trovano generalmente a profondità inferiori ai 3 metri, rientrando quindi nel campo di indagine tipico di questa metodologia.
Inoltre, i sottoservizi presentano generalmente uno sviluppo lineare, caratteristica che consente di ipotizzarne l’andamento e di pianificare le indagini in modo mirato. È così possibile ottimizzare il numero e la disposizione delle strisciate georadar, prevedendo acquisizioni sia trasversali sia longitudinali rispetto all’asse stradale, al fine di ricostruire con maggiore precisione il tracciato delle reti presenti nel sottosuolo.
In questo contesto, il georadar può spesso essere utilizzato come tecnica di indagine autonoma, senza la necessità di ricorrere ad altre metodologie di indagine del sottosuolo. È tuttavia importante precisare che l’affidabilità dei risultati dipende dalle caratteristiche dei materiali attraversati, dalla natura dei sottoservizi e dalle condizioni locali del terreno.
Individuazione di cavità naturali o antropiche

Anche nella ricerca di cavità nel sottosuolo, naturali o antropiche, la metodologia georadar rappresenta una tecnica di indagine particolarmente valida, in grado di fornire indicazioni utili sulla presenza e sulla geometria delle strutture sepolte.
È tuttavia importante precisare che l’efficacia dell’indagine dipende anche dalle condizioni in cui si trova la cavità. In particolare, la presenza di materiale di riempimento può rendere più difficile, e in alcuni casi impedire, la sua individuazione, soprattutto quando le caratteristiche del riempimento sono simili a quelle del terreno circostante.
Per questo motivo, nel caso di ricerca di strutture come cisterne interrate per la raccolta e la riserva idrica, si consiglia, ove possibile e in condizioni di sicurezza, di svuotarle prima di procedere con l’indagine. In questo modo si possono favorire condizioni più idonee all’individuazione della struttura e migliorare le possibilità di ottenere risultati significativi.
Resta comunque fondamentale valutare caso per caso le caratteristiche del sito e le condizioni del sottosuolo, considerando che la risposta georadar può variare sensibilmente in funzione dei materiali presenti e della geometria della cavità.
Individuazione di terreni argillosi sovrastanti il substrato roccioso calcareo

L’individuazione del contatto stratigrafico tra un terreno argilloso e il sottostante substrato roccioso calcareo rappresenta un ulteriore ambito di applicazione della metodologia georadar. Si tratta di una condizione tutt’altro che rara nell’area della Murgia barese, dove depositi di natura argillosa possono sovrapporsi al substrato carbonatico.
Le differenze nelle proprietà fisiche dei due materiali, in particolare nelle caratteristiche dielettriche ed elettromagnetiche, influenzano la propagazione delle onde radar e possono generare riflessioni riconoscibili nei radargrammi, consentendo di individuare il passaggio tra i diversi livelli geologici. In questo caso, tuttavia, si consiglia di integrare l’indagine georadar con altre metodologie geofisiche, quali la tomografia sismica e la tomografia elettrica. Queste tecniche, basandosi su differenti proprietà fisiche del sottosuolo, permettono di ottenere informazioni complementari e di migliorare la ricostruzione della geometria del contatto stratigrafico.
L’integrazione dei diversi metodi consente quindi di elaborare un modello del sottosuolo più completo e affidabile, riducendo le incertezze interpretative e fornendo un supporto più solido alla caratterizzazione geologica del sito.
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